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MATILDA & GATTO 
IL MISTERO DEL MARDU

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CAPITOLO 1


All'anniversario di nozze dei genitori, Matilda stava comodamente in camera sua a disegnare con
accanto il suo amatissimo Gatto che si leccava le zampette. Era già scesa a festeggiare con loro la
mattina e ora si stava impegnando nella realizzazione della sua serie di fiori immaginari fatti con le
matite, quando sentì provenire dal salotto:
«Urrà Urrà, UNA VACANZA!»
Matilda, incuriosita, si alzò prendendo in braccio Gatto che mugulò un "miao" e scese le scale per
andare a vedere cosa stesse accadendo. Una volta in salotto si sentì chiamare, stavolta dalla cuci-
na:
«Matilda, Matilda tesoro! Non indovinerai mai! Papà ci ha regalato una vacanza da sogno!»
Il papà di Matilda si limitava a fare rumorini con la voce in segno di soddisfazione: era il suo mo-
mento e, anche se dalla sua posizione Matilda non poteva vederlo, se lo immaginava già tutto fiero
ad arricciarsi il pizzetto con l'indice.
«E dove andiamo mamma? Possiamo portare anche Gatto, non è vero?»
«Tesoro, andremo in un fantastico resort nella giungla! Visiteremo tutti i vari villaggi della zona e
vedremo decine di animali meravigliosi! E certo, può venire anche Gatto, a patto che se ne stia nel-
la stiva siccome potrebbe perdersi o chissà cos'altro.»
Gatto sembrava capire e si mise a guardare la sua padroncina con aria preoccupata.
«Tranquillo, ci penserò io a te» disse Matilda dando un bacino sulla testolina di Gatto. «Poi là sono
sicura che ci sono dei giganteschi topolini a cui potrai dare la caccia.»
«Miao?»
Dopo qualche giorno e molte valigie fatte, arrivò il giorno della partenza. I genitori stavano seduti in
due sedili nella testa dell'aereo, mentre Matilda aveva litigato fortemente con loro per avere il posto
in fondo, così da poter stare il più vicino possibile a Gatto, che stava chiuso nella sua cuccetta in
stiva. Durante le lunghe ore di volo lo si poteva sentire benissimo litigare con gli altri animali e, di
tanto in tanto, Gatto si arrabbiava così tanto che scuoteva la sua cuccia talmente forte che i piloti lo
scambiavano per delle turbolenze e si sentivano in dovere di rassicurare i passeggeri con l'altopar-
lante.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


Matilda rideva tra sé e sé: Gatto è sempre il solito attaccabrighe.
Una volta arrivati al resort stellato ognuno si sistemò nella propria stanza e a Gatto fu riservata una
cuccetta di lusso con ben quattro tiragraffi nel giardino. Già durante le prime escursioni dentro la
verde e selvaggia giungla tropicale, Matilda fu impressionata dalla quantità di cartelli rossi con la
scritta bianca: ATTENZIONE AL MARDU. Ce n'erano veramente tantissimi, che spuntavano dalle
acque del fiume o che erano attaccati ai tronchi delle mangrovie. Ma in mezzo a tutta quella natura
così aliena, che le ricordava i suoi disegni di fiori immaginari, Matilda non vi diede così tanto peso.
Nel mentre che lei insieme ai genitori se ne andavano in giro a fare le loro avventure, Gatto se ne
stava spaparanzato nella sua cuccetta a guardare le fitte piante al di là della strada. I versi degli
uccelli selvatici e delle scimmiette si fermarono di colpo. Gatto, alzando lo sguardo, vide dei volatili
sbattere le ali con grande foga, quasi come se stessero fuggendo da qualcosa. Con l'imbrunire, la
giungla rese visibili due occhi gialli come senape che si accesero dall'altra parte della stradina, nel
mezzo di quelle misteriose piante.
Gatto si mise sulle quattro zampe e gli si rizzarono i peli, ma non fece nemmeno in tempo a rin-
ghiare che subito quegli occhi giallastri gli si avventarono contro.
Gatto scompare.
Matilda, di ritorno dall'escursione, ancora entusiasta non vedeva l'ora di raccontare al suo micetto
la sua giornata. Avvicinandosi alla cuccetta si accorse subito che qualcosa non andava. La cuccia
era vuota e all'interno del resort c'era un gran rumore. Matilda, preoccupata, si precipitò correndo a
riferire della scomparsa ai suoi genitori. Nella confusione della sala c'erano decine di persone im-
paurite che riferivano di aver avvistato una creatura mostruosa aggirarsi nei portici della struttura.
«Era immenso, veloce, si muoveva come le rapide di un fiume!» disse una signora dai capelli bian-
chi reggendosi al bracciolo di una sedia.
«Oh no, sembrava proprio un rettile! Strisciava, ma non ricordo molto altro. Quando avevo dodici
anni una biscia mi morse la gamba, da allora ogni qualvolta vedo un rettile svengo. È senza dubbio
un rettile!» disse un giovane uomo bianco come uno yogurt.
Al gran panico del resort accorse il direttore per calmare le acque. Arrivò di corsa, con la fronte tut-
ta sudaticcia, tant'è che vi si attaccavano diversi moscerini e addirittura qualche mosca.
«SIGNORI VI CHIEDO DI MANTENERE LA CALMA! HO APPENA CONTATTATO IL CACCIATO-
RE, MR. OBBUL. FINTANTO CHE NON RISOLVERÀ IL PROBLEMA VI CONSIGLIO DI RIMANE-
RE NELLE VOSTRE CAMERE. GRAZIE!» disse in modo preoccupato pulendosi con un fazzoletto
la fronte dai moscerini e dalle mosche.


CAPITOLO 2


Mamma e papà presero la notizia della sparizione di Gatto come un normale ciclo della vita. «Ani-
mali mangiano animali» disse infelice il papà pettinandosi il pizzetto. «Ma chi lo sa, forse è scappa-
to da solo e adesso vive allo stato brado». La mamma sembrava seriamente dispiaciuta, ma la sua
preoccupazione andava verso tutte le attività annullate per i giorni successivi.
Matilda tratteneva a stento le lacrime; non era la prima volta che Gatto finiva nei guai e lei aveva
sempre trovato il modo di tirarlo fuori. "Come fare?" si chiedeva.
Dalla finestra si sentì un gran brusio: era una moto da cross rossa tutta sporca, con un baule gi-
gantesco attaccato dietro, guidata da un uomo muscoloso armato fino ai denti. Letteralmente! Ave-
va delle lame incastrate sui denti superiori, evidentemente per mordere come una tigre.
Dev'essere Mr. Obbul.
Matilda, senza pensarci due volte, prese in fretta il lenzuolo del letto e se lo nascose dietro la
schiena. «Mamma, papà, devo andare in bagno!» disse. Corse verso la toilette e chiuse la porta a
chiave. Poi aprì la finestra: ne entrò un caldo torrido. Era al terzo piano ma, srotolando il lenzuolo,
sarebbe potuta arrivare fino al balcone della stanza al primo piano. Da lì sarebbe stata una pas-
seggiata scendere saltando dentro la siepe senza un graffio. Assicurandosi che non ci fossero oc-
chi indiscreti, legò un'estremità del lenzuolo alla maniglia della finestra e iniziò piano piano a calar-
si. Le braccia le tremavano e il caldo le faceva sudare le mani, ma facendo attenzione a non scivo-
lare arrivò al balcone al primo piano. Che fatica! Aveva il batticuore. Dalle vetrate vedeva gli ospiti
di quella camera muoversi, ma non si erano accorti di lei. Decise di gettarsi velocemente sulla sie-
pe, atterrando dentro le foglie con un tonfo. SFRASH.
In mezzo alle ramaglie poteva sentire Obbul parlare col direttore dietro l'angolo.
«Pensi di farcela? È una tragedia! Tutti chiederanno il rimborso e sarà la mia rovina!»
«Tranquillo amico, è da tutta la vita che mi preparo a prenderlo» rispose l'omone chiamato Obbul.
«Quindi ne sei sicuro? È lui? Proprio nel mio resort? Oh mio Dio!» piagnucolò il direttorino.
«Sì, il MARDU È TORNATO.»


CAPITOLO 3


Saltando sulla sua moto, Obbul partì di corsa attraverso la strada per poi entrare nella giungla
buia. Tra diverse stradine sconnesse attorniate dalla vegetazione soffocante, Obbul sentì un rumo-
rino che veniva dal baule. «Ahi!»
Obbul si fermò di colpo brandendo un coltello. Avvicinandosi lentamente al baule lo alzò piano pia-
no, abbassandosi per poter intravedere dentro. Dal baule spuntò un sorrisetto nervoso di una bam-
bina. Matilda.
«E tu chi sei?» disse Obbul puntando la lama alla bambina.
«Non farmi male! Mi chiamo Matilda» rispose alzando le mani.
«Che ci fai qui?»
«Il mio Gatto è sparito! Sto andando a cercarlo.»
Spazientito, l'omone ripose il coltello; guardandosi intorno capì che era ormai troppo tardi per ripor-
tare quella bambina al resort.
«Quel coso l'ha mangiato! C'era la catenina rotta sulla cuccetta del giardino! Il mio micietto è assie-
me a lui, ma dobbiamo sbrigarci! Forse sta bene!»
Obbul, pensando ancora un momento, disse:
«Va bene, tu verrai con me, ma dimmi: com'era il tuo gatto?»
«Grigio.»
«Non mi interessa il colore. Era magro o grasso?»
«NON offendere Gatto!»
«Devo saperlo!»
«Beh sì, è un po' grassoncello.»
«Bene, allora forse il Mardu si sarà messo da qualche parte a digerire prima di nascondersi! Muo-
viamoci!»


CAPITOLO 4


Sulla moto Matilda stava seduta sul sedile dietro e a ogni salto sbatteva i denti. Attorno a lei piante
leggendarie si abbracciavano per proteggere dalla luce le creature che vivevano lì sotto. Obbul non
parlava molto e ogni tanto spegneva il motore fermando la moto per ascoltare i rumori della giun-
gla. Ragni a righe gialle e blu si arrampicavano su foglie grandi come Matilda. Erano in mezzo alla
natura più selvaggia.
La sera cala più in fretta nella giungla e Obbul decise di accamparsi. Montò un'amaca e insistette
che Matilda ci dormisse. Lui si sistemò su delle foglie che sembravano morbide.
«Obbul» disse Matilda.
«Sì?»
«Starà bene il mio Gatto? Mi manca tanto.» A Matilda scese una lacrima.
«Domani mattina ci sveglieremo presto, il Mardu non sarà lontano.»
«Ma come faremo a trovarlo? Stiamo girando in tondo.»
«Una volta mangiato, il Mardu si sarà appesantito e quasi sicuramente avrà trovato un posto dove
digerire in santa pace. Se il tuo gatto è così grosso, questo gli impedirà di infilarsi nella tana. È in
superficie, come noi.»
Matilda rimase in silenzio e, per la stanchezza della giornata, in poco tempo si addormentò.


CAPITOLO 5


Matilda aprì gli occhi con la vista di alcuni pappagalli rossi e fucsia sui rami sopra la sua testa.
«Obbul.» Ma non ricevette nessuna risposta. «Obbul svegliati! Guarda questi pappagalli!»
Matilda rimase in attesa di una risposta con gli occhi mezzi chiusi. Ma che ore sono?
«Obbul?»
Matilda di scatto si girò e si rese conto che il suo compagno era sparito. Il letto di foglie era vuoto
ma la moto era ancora là: dev'essergli successo qualcosa! Matilda balzò in piedi e atterrò sulle stri-
sce che una specie di serpente gigante aveva lasciato a terra; sembravano segni di uno pneumati-
co di un camion. Quando erano arrivati non c'erano, ma era buio, forse non le aveva viste.
Guardandosi intorno vide alcuni pappagalli volare via da Nord a Sud. Poco più in là altri pappagalli
svolazzavano di gran fretta da Nord verso Est urlando dal becco: «GRUAAA GRUAAA AIUTO!»
Matilda fu sorpresa di vedere dei pappagalli scandire così bene quelle parole: devono averle impa-
rate dalle flotte di turisti che quotidianamente si avventurano in quei luoghi misteriosi. Dalla stessa
direzione altri tre pappagalli rosa e bianchi scapparono urlando «ZITTA CLARA! ZITTA CLARA!» e
«STRINGI LA PANCIA RALPH!»
Evidentemente questi imparano poche cose e dai turisti sbagliati.
Matilda ebbe un'intuizione: questi pappagalli stavano scappando da qualcosa proveniente da Nord.
Devono essere lì Obbul e Gatto! Recuperò in fretta il coltello dentro il baule di Obbul e si buttò den-
tro al fogliame in direzione contraria ai pappagalli. Correndo andò costantemente a sbattere contro
rami e piante affilatissime; il fiatone la costrinse a fermarsi per riprendere fiato. "C'è qualcosa di di-
vertente in tutto questo", pensò: se accanto a lei ci fosse il suo amatissimo Gatto probabilmente
andrebbe a cercare il Mardu lo stesso.
Qualcosa si dimenava dietro alcune piantine, allora Matilda si abbassò cautamente per spostare al-
cuni rami. Spostando un ramo, sulla sua mano qualcosa di viscido le attaccò le dita. Non era un ra-
mo, era l'estremità inferiore di un gigantesco serpente. Trattenendo un urlo la mollò delicatamente.
Alzandosi riuscì a vedere la schiena di questo serpente enorme, tutta squame rosse. Scorrendo
con lo sguardo vide la sagoma di Gatto dentro il serpente che si muoveva cercando di liberarsi! La
pancia doveva essere elasticissima perché Gatto stava saltando con tutta la sua forza e gli si pote-
vano vedere le zampe da sotto le squame.
«GATTO! SEI VIVO!» esclamò la bambina facendo aprire gli occhi gialli al soprannaturale rettile
che stava dormendo. Da dietro le spalle di Matilda si alzò una testa grossa come tre palloni da ba-
sket, pronta ad attaccare.


CAPITOLO 6


Il Mardu, con la sua bocca infetta di milioni di batteri, scuoteva la lingua come una frusta per assa-
porare l'odore della sua prossima preda. Matilda nel frattempo era corsa a chiamare il suo Gatto,
non sapendo cosa fare per poterlo salvare.
«GATTO! GATTO! FATTI FORZA!»
Il serpente era a pochi centimetri dalla testa della ragazzina quando, con un fruscio degli alberi, si
abbatté sulla testa del mostro della giungla un enorme stivale marrone. Questo emise uno stridulo
verso che fece girare Matilda. Dalla cima dell'albero si precipitò Obbul, senza uno stivale, addosso
al Mardu.
«SCAPPA MATILDA!»
Ma lei non si mosse: doveva salvare Gatto. Allora le venne in mente di saltare sulla coda del ser-
pente e poi ancora un po' più in là, e ancora un po', così come si spreme il tubetto del dentifricio
quasi vuoto per farne uscire gli ultimi avanzi. Obbul nel frattempo stava lottando contro la testa del
Mardu schivando ogni morso e, all'ultimo, ribatté dandogli un morso con la sua dentiera di lame. I
salti e il morso fecero imbestialire il rettile a tal punto che, con una testata, lanciò via Obbul spin-
gendolo dentro una risacca della palude dove rimase incastrato tra le radici.
Dopo aver sistemato l'avversario, il Mardu si scaraventò contro Matilda. Lei però appena in tempo
riuscì a fare un salto che deve aver fatto particolarmente male perché, d'un tratto, il serpente si ri-
trovò a sputare fuori con la massima forza Gatto. Questo atterrò su delle foglie ed era tutto appicci-
coso, con il pelo che sembrava leccato da una mucca. Stava bene, ma non era finita. Il micetto, do-
po la terribile esperienza, fece un salto a gambe rigide e scappò via rincorso dal Mardu che voleva
di nuovo la sua esotica preda. Tutto intorno a Matilda il corpo del rettile muoveva le foglie come
una tempesta, ma approfittando dell'occasione lei andò verso Obbul che stava zampettando nel
fango. Non avrebbe resistito a lungo! Il Mardu stava rincorrendo Gatto e rischiavano di allontanarsi
troppo.
«Obbul, prendi questo!» disse la ragazzina allungando un ramo, che si ruppe non appena Obbul
provò a fare forza per uscire. Poi le venne in mente di aver preso il coltello! Lo tirò fuori dalle ta-
sche e lo lanciò nel punto del fango dove Obbul poteva prenderlo, ma finì appena più in là.
Al primo tentativo non riuscì a prenderlo, e questo iniziò a sprofondare. Al secondo quasi. Al terzo
riuscì a brandirlo: era come vedere Re Artù riprendere in mano la sua spada! Con un colpo si libe-
rò delle radici e uscì dal fango.
«Grazie.»
Matilda gli balzò in braccio. «Eri sparito!»
Iniziando a correre verso il serpente in corsa, Obbul rispose che nella notte aveva sentito un mia-
golio, ma era troppo pericoloso portare Matilda con sé; in fondo era una bambina e avrebbe osta-
colato la caccia, e così l'aveva lasciata a dormire. Non aveva avuto il tempo di portarsi dietro nulla
per non svegliare il Mardu. Una volta trovato, era rimasto imboscato tutta la notte in attesa che di-
ventasse più chiaro per poi agire, ma una volta resosi conto delle dimensioni del serpente si era
bloccato.
I due corsero fino a raggiungere la moto: era l'unico mezzo che permettesse loro di stare al passo
con i due fuggitivi. Al rombo del motore Obbul e Matilda partirono all'inseguimento. Gatto zampetta-
va veloce come un lampo, tanto che si stava scrollando di dosso tutta la bava della pancia di quel
serpente maledetto! Ma altrettanto veloce era il Mardu, che era a due millimetri dalla coda di Gatto
quando a Matilda venne l'idea! Si alzò sopra le spalle di Obbul arrampicandosi fino alla cima della
testa.
«Che fai!» disse Obbul.
Matilda, allungando la mano durante la corsa, riuscì ad afferrare un pappagallo per il becco e iniziò
a sussurrargli qualcosa all'orecchio. Nella corsa sfrenata il Mardu stava per azzannare Gatto quan-
do Matilda liberò il pappagallo che cominciò a parlare: «Pssssss Pssssss Crassss Pssssssss» vo-
lando via.
Sentendo i versi da serpente, il Mardu si fermò di colpo: c'era un suo simile che gli stava urlando
qualcosa pur non capendo bene cosa. Tra il mangiare e un messaggio di un suo simile che suona-
va preoccupato, il Mardu preferì assicurarsi del suo simile. Così, cambiando direzione, si mise ad
inseguire quel pappagallo che parlava la sua lingua.
Matilda andò ad abbracciare Gatto ancora sconvolto. Obbul era deluso: non era riuscito a catturar-
lo.
Rientrarono in silenzio al resort. Matilda e Gatto sentirono dalla camera dei genitori delle grida che
intimavano Matilda ad uscire dal bagno siccome gli scappava tantissima pipì. Non si erano accorti
di niente.
Girandosi verso Obbul, Matilda lo ringraziò.
«Non preoccuparti, ora il Mardu inseguirà quel pappagallo fino a perdersi!»
«Lui tornerà purtroppo, piccola Matilda! Ma sei stata coraggiosa. Ora devo parlare col direttore, ab-
biamo tante cose da fare.»
«Cosa?»
«Dobbiamo addestrare un po' di pappagalli.»
Matilda si mise a ridere e anche Gatto si lasciò sfuggire un: «
MIAU!»

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