La Colazione di Poffo
Il sole entrava piano dalla finestra.
La luce era calda e morbida.
Poffo aprì gli occhi lentamente.
“Sono ancora sulla Terra…” sussurrò.
Si guardò intorno.
Tutto era tranquillo.
Poi… sentì un profumo.
Dolce. Buono.
“Cos’è?” disse, annusando l’aria.
Seguì il profumo fino alla cucina.
Noah era lì.
“Buongiorno, Poffo!” disse sorridendo.
“È ora di fare colazione.”
“Co-la-zio-ne…” ripeté Poffo lentamente.
Noah gli porse un biscotto.
Poffo lo prese con delicatezza.
Lo guardò da vicino.
“È duro…”
Lo annusò.
“Profuma…”
Poi lo toccò con un dito.
“Strano…”
Noah rise.
“Devi mangiarlo!”
Poffo spalancò gli occhi.
“Mangiarlo?”
Fece un piccolo morso.
CRUNCH.
Si fermò.
Gli occhi diventarono grandissimi.
“È… BUONISSIMO!”
Ne fece un altro morso. E un altro ancora.
Poi… sparito.
“Finito!” disse.
Noah ridacchiò.
“Vai piano! Ce n’è ancora.”
Gli diede una mela.
Poffo la prese.
Questa volta si fermò a guardarla meglio.
“Questa è diversa.”
La girò tra le mani.
Liscia. Lucida.
Diede un piccolo morso.
CROCK.
Il succo gli scese sulle labbra.
“È fresca!” disse.
Sorrise.
E la sua pancia diventò gialla brillante, come il sole.
Noah indicò la pancia.
“Hai visto? Cambia colore!”
Poffo la osservò.
“Quando sono felice… diventa gialla?”
“Forse sì!” disse Noah.
Poffo ci pensò un attimo.
“Ma… perché mangiamo?”
Noah si sedette accanto a lui.
“Per avere energia. Per crescere. Per stare bene.”
Poffo annuì.
“Allora il cibo… è importante.”
“Esatto,” disse Noah.
“Ma senza esagerare.”
Poffo guardò il tavolo.
Poi Noah.
Poi di nuovo il tavolo.
“…solo un altro piccolo?”
Noah sorrise.
“Solo uno.”
Poffo fece un grande sorriso.
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